Come interveniamo

Le tecniche del restauro conservativo spiegato passo per passo

Comprendere le differenze tra i vari approcci aiuta a scegliere l'intervento più adatto. Il laboratorio spiega ogni tecnica in modo trasparente, con i suoi vantaggi, le sue limitazioni e i contesti in cui risulta più appropriata.

Tecnica 01

Ridoratura a foglia d'oro

La doratura a foglia è la tecnica più antica e storicamente fedele per restituire lucentezza alle superfici aurate. Prevede l'applicazione di foglie d'oro purissimo, spesse circa un decimo di micron, su una preparazione di gesso e colla animale seguita da strati di bolo armeno.

Il bolo, una terra argillosa di colore rosso o giallo, svolge una funzione duplice: prepara la superficie all'adesione della foglia e determina, attraverso la successiva brunitura con pietra di agata, il grado di lucidità finale della doratura. Una doratura a bolo ben eseguita ha una profondità visiva difficilmente imitabile con altri metodi.

Questo tipo di intervento richiede condizioni ambientali controllate, in particolare umidità e temperatura stabili. La foglia viene posata a secco su bolo inumidito e, una volta asciutta, viene brunita con movimenti precisi. Ogni zona della cornice richiede una valutazione specifica.

La doratura a bolo permette la brunitura: una lucidatura meccanica che crea contrasti di luce e ombra caratteristici delle dorature storiche.
Tecnica 02

Ridoratura a missione

La doratura a missione utilizza come mordente una vernice speciale, detta appunto missione, che funge da adesivo per la foglia d'oro. A differenza della tecnica a bolo, non richiede la preparazione gessosa e può essere applicata su una più ampia varietà di substrati.

Il risultato finale ha un aspetto opaco e mat, molto diverso dalla lucidità della doratura brunita. Questo la rende adatta a specifici stili decorativi, in particolare quelli del XIX secolo che privilegiavano effetti meno speculari. Alcune cornici storiche presentano zone dorate a bolo e zone dorate a missione nello stesso pezzo.

Un aspetto importante da considerare è la durata: la missione tende a ingiallire nel tempo, mentre la foglia su bolo mantiene la sua qualità cromatica molto più a lungo. La scelta tra le due tecniche dipende quindi dall'originale, dall'uso dell'oggetto e dalle preferenze del committente.

Per oggetti di uso quotidiano o zone soggette a sfregamento, la doratura a missione offre una resistenza meccanica superiore alla doratura a bolo.
Tecnica 03

Reintegrazione degli stucchi

Le cornici antiche presentano spesso lacune negli elementi decorativi in stucco: foglie d'acanto spezzate, volute mancanti, rosoni incompleti. La reintegrazione è un intervento che richiede capacità scultoree oltre che conservative.

Il materiale tradizionalmente utilizzato è il gesso scultoreo miscelato con colla di coniglio, lo stesso impasto usato originariamente dagli stuccatori settecenteschi. Questo garantisce compatibilità fisico-chimica con i materiali esistenti. In alcuni casi vengono usate anche resine epossidiche, ma solo per reintegrazioni di piccole dimensioni dove la reversibilità è assicurata da altri fattori.

Prima di modellare la parte mancante, il laboratorio studia attentamente le zone integre dell'ornato per comprendere la logica decorativa dell'insieme. Spesso la parte mancante può essere dedotta con precisione dalla simmetria del progetto originale. Quando esistono dubbi interpretativi, si adotta sempre la soluzione più neutra.

Tecnica 04

Consolidamento del legno tarlato

Il legno attaccato dai tarli xilofagi presenta una struttura interna compromessa che non è visibile dall'esterno. La polverosità interna, la perdita di coesione delle fibre e la fragilità strutturale rendono l'oggetto vulnerabile a qualsiasi sollecitazione meccanica.

Il consolidamento avviene per impregnazione con resine acriliche in soluzione, applicate ripetutamente fino a saturazione del substrato. Le resine penetrano nelle cavità create dai tarli e, una volta polimerizzate, restituiscono rigidità al legno senza alterarne il colore o la superficie. La scelta della resina e della concentrazione dipende dal grado di degrado e dal tipo di legno.

Il trattamento antitarlo, se necessario, viene eseguito separatamente con prodotti specifici, spesso per via iniettiva attraverso i fori di sfarfallamento. La priorità è sempre eliminare l'infestazione attiva prima di procedere al consolidamento strutturale.

Tecnica 05

Pulizia delle superfici annerite

Le superfici dorate si anneriscono nel tempo per diversi motivi: depositi di fumo (candele, caminetti), ossidazione di vernici protettive applicate in interventi passati, accumulo di polvere grassa. Spesso si tratta di strati sovrapposti di origini diverse.

La pulizia è forse l'intervento più delicato di tutti, perché una pulizia aggressiva può rimuovere non solo i depositi ma anche la doratura originale. Il laboratorio procede sempre per campioni, testando ogni solvente su una zona non visibile prima di applicarlo all'intera superficie.

I solventi vengono scelti in base alla natura chimica del deposito da rimuovere. Acqua demineralizzata, alcool isopropilico, solventi aromatici a bassa tossicità: la sequenza viene definita progressivamente, partendo sempre dai solventi meno aggressivi. In alcuni casi la pulizia meccanica con bisturi o tamponi di cotone si rivela più controllabile dei solventi.

Una pulizia parziale, che lascia una patina uniforme, è spesso preferibile a una pulizia totale che potrebbe rivelare zone di doratura degradata in modo non omogeneo.
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